icone del design italiano

10 icone del design italiano da conoscere per ripercorrerne la storia

Quali sono secondo te le icone del design italiano?

Molto probabilmente hai tabula rasa, perché ci sono talmente tanti oggetti in circolo che non sai scegliere.

Ti diamo ragione. 

Però ci sono dei pezzi che hanno veramente fatto la storia e oggi te ne vogliamo parlare.

Ecco qui la nostra top 10 delle icone da conoscere.

Icone del design italiano: si comincia con la lettera 22

 

Chi si ricorda la Olivetti?

Magari i più giovani non sanno nemmeno cosa sia. Peccato diciamo noi. Olivetti è stata una grandissima azienda italiana che a suo tempo ha davvero rivoluzionato la storia.

Con le sue macchine da scrivere ha traghettato un intero popolo verso la futura tecnologia, in modo quasi inconsapevole.

In particolare un grande cambiamento è stato apportato dalla macchina portatile Lettera 22: ebbene si, la prima macchina da scrivere che si poteva trasportare.

Estremante piccola e versatile ha rappresentato un cambiamento epocale per scrittori e segretarie.

Progettata da Giuseppe Beccio e disegnata da Marcello Nizzoli nel 1950, vincerà il Compasso D’oro nel 1954. Prevedeva una serie di funzioni davvero d’avanguardia: cambio automatico di direzione del movimento del nastro inchiostrato quando questo giunge alla fine, il tasto di ritorno, la possibilità di scrittura in rosso o nero o anche senza inchiostro …

icone del design italiano lettera 22 di olivetti

Icone del design italiano: si continua con la lampada Arco e i Componibili Kartell

 

Continuando sulla strada che ripercorre le orme del design italiano, ci imbattiamo nel decennio che va dal 1960 al 1970. Un decennio importante per tutto il mondo, con lo sbarco sulla luna e la grande curiosità verso lo spazio e l’universo.

Gli oggetti progettati assumono forme organiche, si sperimentano materiali e processi.

I materiali plastici entrano a gamba tesa nella produzione industriale, rivoluzionando il modo di pensare e vivere gli arredi di tutti i giorni.

Sempre più spesso i prodotti che prendono vita hanno come scopo la semplificazione della vita degli utenti, attraverso ricerche mirate. Dalle lampade ai più piccoli complementi, l’obiettivo era uno solo: innovazione, praticità e adattabilità. 

Basti pensare alla lampada Arco progetta da Achille e Pier Giacomo Castiglioni per Flos nel 1962.

Una lampada da terra certo, ma che a tutti gli effetti si comporta come una luce da soffitto.

Questa lampada nasce proprio dall’idea di avere un punto luce che sia sospeso sopra alla zona di attività, ma che non sia vincolato al soffitto. Può essere spostata dove si vuole, grazie ad un ingegnoso sistema nascosto nella base in marmo.

Come funziona? 

Nella grande base in marmo c’è un foro passante a sezione circolare nel quale può essere inserito un manico di scopa ad esempio (ma qualsiasi bastone o tubo può andare bene) per spostare la lampada dove serve.

Un altro grande prodotto che ha rivoluzionato la storia del design italiano e non solo, sono i Componibili di Kartell progettati da Anna Castelli Ferreri.

Presentati al Salone del Mobile del 1967, ricordano un po’ i Lego. Tanti piccoli pezzettini che possono essere combinati tra loro per configurare la struttura più consona alle proprie esigenze.

Inizialmente chiamati “mobili 4970/84”, si fanno apprezzare subito per la versatilità e la praticità di utilizzo. Non da ultimo, il materiale con cui erano e sono prodotti: l’ABS. Materiale estremante innovativo per l’epoca e altamente performante in termini tecnici ed estetici.

icone del design italiano lampada Arco di Flos
componibili di Kartell

La rivoluzione delle sedute del design italiano

 

Una grande parte della storia del design italiano passa anche attraverso la progettazione di sedie e poltrone estremamente innovative e fuori dal coro.

Come nel caso della sedia pieghevole Plia, presentata al Salone del Mobile del 1967 e progettata da Giancarlo Piretti per Castelli 1877.

Il concetto di sedia pieghevole viene stravolto da questo nuovo prodotto, grazie al sistema del perno a tre dischi, ma anche della combinazione di acciaio per la struttura e polipropilene della seduta. 

Una curiosità? 

Quando venne presentata al Salone piacque talmente tanto che le persone portavano via campioni senza chiedere e il risultato è stato che le sedie furono incatenate, per evitare “furti” eccessivi.

Come non nominare poi la Poltrona Sacco di Gatti, Paolini e Teodoro. Era il 1968 e questi tre giovani ragazzi torinesi si presentano dal sig. Zanotta con il loro Sacco in spalla. Non era nient’altro che questo: un sacco in plastica pieno di palline di polistirolo semi-espanso.

Ma era geniale: la prima seduta senza struttura, che si adatta placidamente a qualsiasi forma e posizione del corpo. Il simbolo del relax e del radical design, che sperimenta nuove forme e funzioni, mettendo in discussione un intero sistema.

Proprio parlando di radical design, non possiamo non menzionare le poltrone della Serie Up di Gaetano Pesce, del 1969. Designer e artista, è stato forse il massimo esponente del radical design.

Cos’è il design radicale? 

E’ stato un movimento che ha voluto prendere le distanze dal movimento moderno e razionale, per cercare una nuova strada artistica contemporanea legata alla progettazione dell’utilità.

Gaetano Pesce vede nel design un processo capace di permettergli di esprimere il proprio pensiero, la propria creatività e le proprie emozioni. 

Espressività, ricerca e sperimentazione danno vita ad oggetti con forme e materiali inediti che sensibilizzeranno gli utenti verso gli oggetti creati.

Le poltrone della Serie Up (ne esistono 7 serie) sono uno di questi esperimenti. Elementi biologici legati all’uomo e alla preistoria si possono ritrovare nelle forme di queste poltrone, che evocano molte emozioni e sensazioni anche contrastanti.

icone del design italiano sedia Plia
Sacco di Zanotta
Poltrona Serie Up B&B

I decenni ’70 e ’80 e i pezzi imperdibili

 

Anche questi due decenni hanno visto fiorire dei pezzi davvero unici, che ancora oggi sono dei must per chiunque sia appassionato di questo settore.

Continuiamo parlando di luci e sedute che sono ormai entrate nell’immaginario collettivo, per le forme uniche e le idee a cui si ispirano.

La prima lampada da tavolo di cui ti vogliamo parlare è Atollo di Vico Magistretti, progettata nel 1977 per Oluce. 

Per Magistretti il design doveva dare risposte, per cui una visione diametralmente opposta rispetto a quella del radical design. Vedute diverse che però hanno generato indiscussi capolavori, esposti nelle permanenti di New York e Milano.

Quello che rende questa lampada unica è la sua forma semplice e complessa allo stesso modo. E’ composta da una semisfera superiore che appoggia su un cilindro con base superiore conica.

Si tratta di una stilizzazione della classica abat-jour che viene rivista anche nei materiali. E’ infatti realizzata in vetro opalino o alluminio.

La luce soffusa che genera è davvero stupenda.

Un’altra lampada geniale prodotta ben dieci anni dopo, è la Tolomeo di De Lucchi e Fassina. Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una rivisitazione: quella delle lampade a molle. Il punto di partenza è stato il modello Naska Loris, lampada da lavoro norvegese derivata da un analogo prodotto inglese creato nel 1934.

La lampadina può essere orientata in qualsiasi senso nello spazio, grazie ai lunghi bracci. E’ prodotta in alluminio anodizzato ed è disponibile nella versione da tavolo, parete, soffitto, sospensione e  può essere utilizza con morsetto, base o supporto fisso.

Chiudiamo questa breve storia del design italiano con due sedute davvero speciali. La Poltrona Proust di Mendini e la sedia Tonietta di Enzo Mari.

Mendini era noto per il suo concetto di re-design: rivoluzionare quello che già è stato inventato. L’ispirazione per questa poltrona arriva durante un viaggio in Veneto. Scorge una poltrona in finto stile settecentesco, dipinta a mano anche sul tessuto con motivi ripresi da un quadro di Signac. Così nel 1978 nasce la prima poltrona Proust per una coppia milanese.

La sedia Tonietta invece viene progettata da Enzo Mari per Zanotta nel 1985. Prende forma dopo una lunga ricerca  ingegneristica per poter utilizzare la tecnologia della pressofusione dell’alluminio, costosa e fino ad allora poco sperimentata  per la realizzazione della struttura di una sedia domestica.

La forma estremamente semplice della sedia era voluta da Mari, che non sopportava i prodotti carichi di forme inutili del tempo. Si ispira alle sedie Thonet che richiamano la forma archetipica della sedia, che diventano l’unico punto di riferimento per la nascita di questo oggetto.

icone del design italiano lampada Atollo
icone del design italiano lampada Tolomeo
sedia Tonietta Zanotta

Ti sono piaciuti questi pezzi?

 

La Storia del Design Italiano è così densa che fare una cernita è stato davvero complesso. I pezzi da scegliere sono infiniti, ma questi hanno davvero un senso speciale nella definizione del percorso progettuale Italiano.

Nati dal genio di progettisti illuminati, continuano a fare strada anche alle generazioni future.

Conoscevi tutti questi pezzi? Ne aggiungeresti qualcuno?

Faccelo sapere nei commenti!

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